Quanto vale il tuo business?
I criteri di valutazione di una startup

Un metodo pratico e concreto per capire qual è il reale valore della tua startup e conoscerne le prospettive future.

federico chigbuh gasparini harviup

Pubblicato il  23 novembre 2018

Come valutare una startup agli inizi del suo cammino è uno dei temi più dibattuti da startupper e investitori.

L’intero concetto è del tutto artificiale.

In realtà, quando si parla dei criteri di valutazione di una startup, bisogna tenere conto dell’ammontare di capitale che verrà investito nella società e della percentuale di quote della società che verranno cedute in cambio del denaro ricevuto.

Una startup, nella fase iniziale della sua vita, non ha un fatturato degno di nota e non è profittevole.

Ciò è dovuto al fatto che tutti i suoi fondatori sono impegnati nella problem-solution fit, nella product-market fit e nella validazione del modello di business.

Inoltre, la sua struttura è piuttosto inefficiente in quanto il team è sottodimensionato rispetto alle reali esigenze (tutti indossano più “cappelli”, n.d.r.) e il grado di automazione è bassissimo.

3 criteri di valutazione di una startup

1) Investment Readiness Level (IRL)

L’IRL è lo strumento suggerito da Steve Blank come metodo di valutazione di una startup [1 – 2].

Il suo utilizzo permette di stabilire un criterio univoco di valutazione che facilita il dialogo tra startupper e investitori.

Questo strumento si sviluppa su 9 livelli, che rappresentano, in successione, il grado di maturazione di una startup, e può essere suddiviso in due macro-aree.

Investment Readiness Level - criteri di valutazione startup

La prima denominata Discovery è relativa alla fase di studio iniziale che sta alla base del successivo processo di validazione.

La seconda riguarda, appunto, la validazione sul mercato della soluzione proposta e prende il nome di Validation.

2) Coerenza o "consistency" di una startup

Una startup è coerente se percorre tutte le tappe previste nell’IRL in successione, senza saltarne nessuna.

Così facendo si evita di cadere nella trappola del premature scaling tanto ben sintetizzata dal detto popolare “La gatta frettolosa ha fatto i gattini ciechi”.

Ogni cosa ha bisogno del suo tempo di maturazione.

Se una startup è incoerente, il livello di maturazione in cui si trova non è quello che essa crede, bensì quello determinato dagli ultimi risultati raggiunti.

La coerenza di una startup può essere un buon indicatore del suo futuro successo.

Di contro, la sua incoerenza può essere un elemento predittivo di futuri problemi, specialmente nella fase iniziale di pre-money.

A titolo informativo, il concetto di coerenza, in inglese “consistency”, come indicatore di successo di una startup è stato introdotto, per la prima volta, dallo studio intitolato “A new framework for understanding why startup succeed” realizzato dal progetto Startup Genome, che, poi, ha approfondito l’argomento nel suo successivo studio sul premature scaling.

3) La capacità di apprendimento del team

L’apprendimento costituisce un asset fondamentale del team di una startup.

Più esso è in grado di apprendere dal mercato, dai mentori, dai consulenti e dagli esperti di cui si circonda, più elevate sono le possibilità di successo della startup.

La capacità di apprendimento di un team si misura in base alle seguenti metriche:

  • Numero dei componenti del team e loro specializzazione: gli studi hanno evidenziato che le startup con 2-3 soci fondatori mantengono il giusto equilibrio tra l’attenersi al piano originale e l’attuare dei cambiamenti al suddetto. Inoltre, si è visto che i team composti solo da tecnici sono meno propensi al cambiamento della strategia iniziale rispetto ai feedback del mercato e incorrono, più spesso, nell’incoerenza.
  • Numero di pivoting: il fatto che un team di una startup abbia modificato uno o più elementi del suo business model è un indicatore della sua flessibilità e capacità di ascolto. Però, un numero eccessivo di pivoting (maggiore di 3 – 5) è, invece, un campanello d’allarme poiché dimostra la sua incapacità a reagire in modo equilibrato ai feedback.
  • La capacità di misurare e tenere traccia delle proprie metriche: è indice della velocità di apprendimento di un team e della sua capacità di prendere decisioni in base a dati reali e non in base al puro istinto.
  • La presenza di mentori che abbiano dato un contributo effettivo al team: le startup che hanno fatto tesoro del contributo dei loro mentori hanno ottenuto, nel corso del tempo, un rendimento molto maggiore di quelle che non hanno potuto usufruire di questa forma di aiuto. Ovviamente, l’impatto dei mentori dipende dall’effettiva capacità del team di ascoltare e fare propri, in modo condiviso, i consigli ricevuti.

Conclusioni

quanto vale la tua startup?

Un metodo consolidato e condiviso di valutazione pre-money di una startup nella fase di Discovery e Validation del modello di business non esiste ancora.

Questo causa il seguente grottesco effetto:

  • il mondo degli affari che ruota attorno alle startup ha indotto i founder a pensare che basti una presentazione ben fatta per attirare premi e conquistare la fiducia degli investitori.
  • Gli investitori non avendo un sistema di valutazione oggettivo per misurare il grado di successo di una startup assumono atteggiamenti speculativi e logiche mercantilistiche che puntano a valorizzare la quantità rispetto alla qualità.

Ciò detto, le conoscenze acquisite sul ciclo di vita delle startup, sulle cause del loro fallimento e del loro successo, oggigiorno, permettono di formulare e usare criteri di valutazione più efficaci e oggettivi, che, oltre ad essere criteri diagnostici, permettono un miglior dialogo tra le parti in causa (soci fondatori e investitori, n.d.r).

Dialogo che verterà su:

  • i traguardi che la startup ha effettivamente raggiunto;
  • i comportamenti messi in atto dal team dei fondatori per progredire nella definizione del business model;
  • gli errori commessi e il loro perché;
  • le azioni correttive da intraprendere lungo il percorso Discovery/Validation.

I criteri oggettivi di cui parliamo sono:

  1. L’IRL che è il benchmark in base al quale valutare gli effettivi progressi di una startup durante il percorso di validazione.
  2. La coerenza che è lo strumento di valutazione della condotta del team.
  3. La capacità di apprendere che indica il grado di apertura mentale e di flessibilità del team dei fondatori.

Comunque, investitori e startupper devono tener conto, oltre a ciò, che investire in una startup è come un matrimonio.

Cioè una relazione di lungo periodo in cui fiducia e buona volontà sono essenziali per la sua buona riuscita.

Per questo motivo bisogna ricordarsi che nella fase iniziale, dove le quote di una startup messe sul mercato oscillano tra il 10% e il 30%, lo startupper non dovrà offrire una percentuale troppo bassa all’investitore poiché i migliori investitori non prenderebbero nemmeno in considerazione un’offerta sovrastimata .

Mentre un’offerta in equity troppo alta, all’opposto, potrebbe spaventare gli investitori spingendoli a dubitare del successivo impegno dei fondatori nel portare al successo la startup.

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